Ritorno a me stessa
come la foglia scarlatta
alla femmina terra.
Tocco e sfioro l'autunno
di chi ne sente l'intensità di fiamma
e compie un atto di scelta o rifiuto.
Chi nasce di materia sensibile
raccoglie frutti maturi;
l'altro perde solo un fiore.
E' tutta qui l'impermanenza
della tua essenzialità:
scricchioli sottopelle
calpestato dal pensiero
e giaci con grazia nei ricordi d'estate
che restano alle spalle
come lente ore buie.
Qualcosa va sempre via
nella stagione che trasuda
colori più vicini al sangue
che all'inchiostro.
Tingono viali, strade e campagne
coprendo il tutto e il contrario.
Il velo del crepuscolo
opacizza la rigidità della realtà
e diveniamo l'ombra sbiadita
di singole esistenze.
In ogni stagione si nasconde
una rinascita;
in ogni corpo perso
una pienezza
che reinventa il vuoto.
C'è abbastanza spazio qui,
nella magia della morte
che fa spazio al nuovo,
tra il godimento del piacere
e una fuga dal dolore.

Sono un virgulto ai piedi della vita
che attende l'inevitabile
promessa della primavera.

© LG. 633/1941

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