Salento, Salento mio,
sono fatte di mare
le tue sillabe che scrivo.
Possiedi la ricchezza dell’estate
nella dolcezza del fico,
nelle gote vermiglie di papaveri
e sorrisi bianchi di margherite.
Sei blu come le notti stellate
che sanno di rugiada al mattino
e poi grigio, ora azzurro e turchese,
a volte pieno di lacrime sulla scogliera.
Per le tue vie passeggiano il tempo
e il tannino che stringe l’anima al cascare
di aghi di abete sul tuo grembo sabbioso.
Sei l’ospitalità del cuore
devoto a una chiesetta rurale,
di corse sfrenate tra i muretti a secco
conosciute solo dai bambini;
di tenerezza attesa sull’uscio
delle anziane che lavorano all’uncinetto.
Siamo tuoi mattinieri,
chi umili proprietari dell’olio e del vino;
siamo pietre calcinate dal tuo mare,
coltivatori di speranze e artigiani dell’amore.
Siamo naviganti dell’aria aperta
e conoscitori della tua bellezza barocca
che ci scolpisce il sangue .

© LG. 633/1941

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